Rivoluzione no

Cari amici,

che cosa volete cambiare? pensate che le cose cambino per farci stare meglio? non scherziamo. Nessuno arriva all’altro capo del mondo per fare stare bene gli altri. Nessuno di quelli che ci comandano. Io ne conosco di gente così. Ma quelli sono santi. Santi estremi. Cristi in terra.

Noi qui per cambiare le cose ci serve il fucile e rivoluzione. E poi? viviamo con il sangue sulla coscienza e la morte davanti agli occhi? C’era stato un tempo. C’era stato un tempo che si doveva fare. C’era stato un posto. Che erano le nostre case. Colline blissettate. Montagne di panna. E morte.

Ma poi anche allora tutto è sciamato. Chi aveva da vivere è stato messo da parte. C’è stata La paga del Sabato e L’ombra delle colline.

E via ancora, come è sempre stato.

Non ne vale la pena, ragazzi. Rincuoriamoci di vivere appartati e di fare le cose nel modo migliore. Per vivere bene. Che è quello che ci compete. Nel sorriso di chi ci sta accanto. Quello vero. Che se ne fotte del guadagno.

Perché ancora?

Sono stato via di qui per tre mesi. E adesso ritorno.

Che cosa ho combinato?

Ho letto. Ho vissuto. Ho lavorato.

Questa mattina, parlando al telefono con un’amica che non vedo da anni ma con la quale rimango periodicamente in contatto, ci siamo raccontati del disumano che è avanzato a tal punto da non dare più opportunità alle coscienze di formarsi. Ci siamo ascoltati per un attimo ed è stata una buona consolazione. Non essere soli a resistere contro un mostro abnorme che fagocita la vita. Noi quassù ci sentiamo più forti perché siamo un po’. Altri gruppi, per quanto minuscoli e familiari, spersi per il Paese di certo esistono e trasmettono liberi pensieri. Ma la maggior parte degli umani – gli ultimi – vivono e sopravvivono in solitudine, grazie alle voci del passato, alle fantasie e agli echi giunti da lontano delle proprie parole. Le loro case sono piene di ciò che si chiama indefinibilmente felicità.

Tornare indietro mai. Vivere fino all’ultimo pensando a chi vivrà. Per quanto possiamo. Ogni giorno in lotta con ciò che si annida in noi stessi.

Ciao.

Lui era Antonio

Se potete andate via di qua. Troverete un film intervista unico su mio padre. Uno dei miei padri.

Vi indico la strada. Seguitela, perché ne vale la pena. E abbiate pazienza di scendere al fondo e di aspettare che si carichino le immagini.

http://www.comune.modena.it/biblioteche/delfini/antoniodelfini.htm

Buonanotte

 

 

Dal sapore esotico francese

Sono su un aereo e mi sento solo: penso al mio corpo nudo in atterraggio, che si mescola con altri corpi a causa di un’eccessiva precipitevole velocità.

Fra poco saremo in aeroporto. Ognuno di noi raccoglierà abiti ed effetti personali. Qualcuno pronuncerà un saluto mormorato. I più si allontaneranno frastornati dalla promiscuità indesiderata.

Saremo lì, negli anni che non torneranno più, quando si fumava, si beveva e si afferravano le notti come mele non ancora mature, e si strappavano foglie e rami senza badare alle sentenze emesse dagli alberi.

Il tempo laggiù era circolare. Sembrava non trascorrere mentre scivolavano tra le dita le pagine. Gli abiti si sdrucivano. Le briciole si accumulavano.

Non ci ricorderemo più niente. Vivremo le nostre storie come vicende di un film avvincente dal sapore esotico francese.

Come arrivammo in quel consesso divino di giovani senza rotta?

Non lo sapremo mai.

I nostri gattai stanno lassù

Abbiamo parlato, abbiamo attraversato il tempo. Siamo ancora sulla strada. Noi siamo vivi, loro sono morti. Loro saranno vivi, noi saremo morti. Noi saremo vivi. Con la nostra merda e con la nostra sofferenza. Perché siamo roba così, tanto per stare insieme e volerci bene. Siamo quello che vuole il nostro signore, piccoli uomini liberi di danzare. Le risate nevrotiche e innamorate ci appartengono. Sono i pensieri che affiorano dal silenzio, meditazioni equivoche per chi non vede oltre i vetri appannati dell’abitacolo che ci ospita.

Eravamo in tre. Di più non ci saremmo stati. Un quadro paradisiaco da diluvio universale. La pioggia sul deserto e dentro noi a morire di sete.

Mi mancano tanto quei minimi gattai che passano all’alba. Lasci fuori il tuo gattino vuoto, la sera, prima di addormentarti, e lo raccogli al risveglio, bello pieno e pimpante d’infinito, le zampe zuppe di lacrime di stelle.

Sì, perché i nostri gattai stanno lassù, nelle fabbriche celesti, e non perdono tempo. Neanche un secondo. Tutte balle che sulle stelle non ci si può stare. I gattai ci stanno e lavorano a più non posso per produrre diverse misure d’infinito, frammenti di verità e fritelle di colui che non si può dire.

I turni di notte sono feroci, non c’è un attimo di respiro, purché gli abitanti della Terra e degli altri pianeti acquatici siano felici.

“Quasi una vita” di Corrado Alvaro

“La gente come me, della mia generazione, non ha una favola di vita. Perciò questo libro non è un diario né un’autobiografia. Era una raccolta di racconti che dovevano servire per me, pei racconti, i saggi, le opere che avrei scritto un giorno, che tuttavia mi sia dato il tempo e la lena di scrivere. Nella loro maggior parte, quegli appunti sono stampati qui, col singolare procedimento ormai in uso, che uno scrittore pubblichi egli stesso il suo libro segreto.

“Ma quale segreto? La mia è una biografia esemplare; come tutti i miei contemporanei, ho cercato di trarre a salvamento fisico e morale la mia esistenza attraverso un’epoca che tutti conosciamo. E di tale epoca questo libro, nella parte che vi occupa la testimonianza, dovrebbe servire a ricordare qualche aspetto, forse a rivelare qualche particolare che non fu notato, qualche episodio che illumini le forze, l’ambiente, i sentimenti che hanno dominato la vita della nostra generazione. Quanto alla legittimità d’una tale pubblicazione, me ne appello alla consuetudine dei nostri scrittori del Cinquecento, i quali stampavano i loro epistolari, e ne componevano anzi con lettere scritte a questo scopo, ciò che è l’equivalente dei diari e dei giornali intimi del nostro tempo”.

(C. ALVARO, Avvertenza in Quasi una vita)

Niente sconfigge

Molte nuvole all’orizzonte

Sufficienti sorrisi intorno

per annientarle

Rimandami indietro

Sempre più

Per sfruttare la forza

del tempo elastico a ritroso

per volare avanti

lontano

invisibile

perché niente sconfigge

niente

A ciascuno il suo ovvero, Wikileaks ci racconta quello che preferiamo fingere di non sapere

Se tutto fosse così come i gonzi intuiscono che sia, allora il mondo in cui viviamo sarebbe gremito d’infelicità. La rapacità si fa strada, mentre gli uomini si dannano per fingere d’essere animali buoni e onesti, di avere una coscienza che li conduce rammentando loro di rispettare gli altri.

Per alcuni caratteri non c’è scampo: o tuffarsi nella letteratura o morire schiacciati dalla verità. E qual è la verità? Crudeltà, orrore, cupidigia.

A saper le cose come stanno si muore. E nei tempi moderni si muore ancora più in fretta.

Mordi il ditino. Mordi il ditino.

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