Mortale o immortale

La vidi camminando nel corridoio. Stava leggendo oltre il vetro dello scompartimento.

“Tu non mi conosci,” le dissi. “Non sai chi sono”.

Le parlavo al di qua del vetro. Parlavo a bassa voce, mentre il treno correva veloce emettendo un frastuono micidiale.

Mi vidi all’interno dello scompartimento osservare me stesso nel corridoio. Le mie labbra si muovevano mute, l’occhio rivolto verso la giovane donna, che non si accorgeva di nulla, se non del proprio libro; del mondo contenuto nel libro.

Ero un fantasma. Il rumore stridente delle ruote sulle rotaie – il ferro sopra il ferro – invadeva attutito e assordante fuori e dentro di me come il destino mellifluo e amaro della morte.

Ero già morto e tuttavia consapevole di vivere altrove. In un’altra dimensione? In un ulteriore tempo? In uno spazio leggermente sfalsato il mio fantasma si muove senza di lui. Mortale o immortale è un misero gioco di parole.

Dallo spigolo buio di un granello di polvere

 

Poi il treno, la prima sigaretta dopo l’astinenza mi faceva girare la testa. Da una destinazione all’altra. Mi muovevo come un pacco di pensieri in un mondo che mi annoiava, ma nel quale riconoscevo la mia stessa capacità di fallire un giorno dopo l’altro, una notte dopo l’altra con imprevedibile semplicità.

Passavo dalla sponda piemontese alla lombarda ricadendo sempre nello stesso incubo: terra bagnata che si dipana, accidiosa e nemica di se stessa nell’alveo naturale della mediocrità che l’irrora. Era un sonno torbido. Fuori di me la carrozza prendeva le scosse dei binari. Mi destavo a più riprese. Saltavo da una galassia all’altra, travolto da una stanchezza che confondevo con la curiosità.

Il treno mi tratteneva, sospeso tra una provincia e l’altra nella provincia piccola di un pianeta provinciale.

Dallo spigolo buio di un granello di polvere partivano le strade ferrate interstellari sulle quali avrei voluto viaggiare.

Girava voce che l’Express 999 sarebbe passato dalle nostre parti.

Maetel mi attendeva sul binario, nel suo corpo eternamente avvolto in un abito ampio e nero. Il pallore della pelle e gli occhi d’acqua mi fecero pensare che fosse morta.

Era vero amore?

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