Ad ottobre, il sole

La diffusione luminosa in quei giorni era crudele. Storceva le foglie e affossava le occhiaie dei vecchi che sbirciavano il mondo dietro le tendine della finestra. Un’aria spietata gelava il sangue e commuoveva.

Non ci sono parole per descrivere la disperazione di vivere e il calore umano che ne discende, lo stare insieme per scoprire che si sorride e si freme per una volta ancora; e che tutto ciò non conta.

Le fotografie sono un appiglio per la nostra breve memoria, che richiede sovvenzioni e ciambelle di salvataggio mano a mano che si dissipa. Ogni attimo di trascuratezza si ripercuote nella nostra mente creando vuoto e paura in un incessante crisi di agorafobia. Il sentimento della fine è ciò che ci muove fin dal principio e ci conduce ad essere parte inquieta nell’immobilità dell’oblio.

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