Spa non si è svegliato

Marco Spadaro esce di casa la mattina presto per andare a scuola. Ha quattordici anni e sta per finire le scuole. Le scuole medie. Poi per qualche anno gli toccherà frequentare le superiori. Non perché lo voglia. Non lo vogliono nemmeno i suoi genitori. A ben guardare, neanche i professori sembrano avere tanta voglia di avere davanti ancora per due o tre anni il suo faccione da presa per il culo che spara cazzate sul duce e per il fiùrer. È sicuramente per questo che a tutti i costi lo vogliono sbattere fuori: non avendo altri modi perché, non si sa perché, quegli stronzi non possono più bocciare; fremono dalla voglia ma non lo possono fare; decidono tutti insieme, belli belli, di aprirgli le porte delle scuole superiori. Che cosa vuoi che siano altri due anni di rotture di palle, lì sì che bocciano e poi te ne vai a pisciare fuori dal portone, tanto per fare, per dire, per scopare, farti o spacciare; l’importante è liberarti di quei quattro puzzoni comunisti che pensano di metterti i piedi in testa perché sanno raccontare delle mezze cagate a un pubblico di adolescenti ignoranti.

Detto questo, a scuola bisogna andare; punto. Il problema è vedere quella faccia di culo di Marini che s’incazza perché non sai parlare, fa finta di non capire e ti fa ripetere cento volte la stessa frase. Per fortuna ci casca sempre qualche minchione analfabeta che alza la mano per qualsiasi puttanata gli passa per la testa e mentre quello fa la sua umiliante figura si può ronfare come si deve. Il fatto è che negli ultimi tempi Marini si è messo in testa di insegnarci che il duce e hitler erano due stronzi, ‘sto bastardo. Stronzo sarà lui con tutti i suoi amici comunisti di merda. Io ci credo al duce, ci credo a quello che dice mio papà e poi non l’ho mai sentito dire neanche alla televisione, che il duce è uno stronzo; e mio papà ne ha un casino di documentari sul duce, tutta la collana di panorama e via dicendo, storia: mica balle!

Non sapeva da dove veniva questa rabbia che gli covava dentro, cioè, alla mattina presto quando uno c’ha sonno e gli viene da dormire, cioè, che pensieri del cazzo sono. Quello era odio bell’e buono.

Non poteva pensarlo però. Era preda di sé stesso e basta, tipo una iena agitata che sbava e ne morde un’altra che passa di lì per caso. Gli girava la testa, certo perché non aveva fatto colazione e si sentiva lo stomaco scendere sotto il cavallo dei pantaloni.

Dopo essere salito sul pulmino tutto era passato. Seduto di fianco a Stefy ricevette distrattamente un bacio. Con un cenno del capo salutò Schizzo che veniva avanti come un lumacone sul marciapiede. Schizzo era sempre stato lento, ma quello era il passo di un bradipo che aveva appena mangiato come un porcellone. Guardando l’orlo sfasciato dei pantaloni di Schizzo rallentare, rallentare inspiegabilmente, si lasciò scivolare nel caldo liquido dell’abitacolo.

Davanti alla scuola scesero tutti senza troppe intenzioni. Stefy scosse Spadaro “Spa, siamo arrivati.”

Spa non si è svegliato. 

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