Due Notizie e un desiderio

Notizia I: una donna è stata trovata morta a Misano. Il suo corpo era riverso sul letto, seminudo, una forchetta conficcata nella gola. La vittima aveva 73 anni. Venti anni prima, nello stesso appartamento, nello stesso letto, era stato rinvenuto il corpo di una giovane uccisa da un coltello che le aveva attraversato la gola.

I vicini non si sono accorti di nulla. Un uomo che abitava ai piani superiori, tornando a casa dal lavoro, sera dopo sera, aveva sentito un odore sempre più penetrante uscire dalla porta socchiusa e malmessa da lungo tempo. Aveva avuto più volte l’intenzione d’accostarsi allo spiraglio buio che gli indicava il fetore dell’avanzato stato di putrefazione, ma la stanchezza dovuta alle troppe ore di lavoro l’aveva fatto desistere, spingendolo a preferire una doccia e il riposo dopo una cena di sostanza. Alla fine, quando la puzza è diventata insostenibile, si è deciso ad aprire.

Una donna, accorsa dai giornalisti attraversando la strada, racconta concitatamente dell’omicidio avvenuto venti anni fa e asserisce che quella casa è maledetta. Quasi le viene il magone, vorrebbe giustificare la sua prolungata assenza, apre la bocca, si stupisce e si volta.

Appena la polizia toglierà i sigilli, ci sarà la coda dei possibili acquirenti, investitori e affittuari: una ressa imprecisata di macabri amanti.

                   

Notizia II: nella notte di sabato, cinque uomini sono morti su un’Alfa Romeo lanciata a velocità sostenuta all’ingresso del centro abitato di Favigliano Serchia. L’automobile è esplosa all’impatto con il muro della tabaccheria. I corpi sono arsi tra le fiamme. Tre dei deceduti erano del paese. Le loro automobili sono rimaste parcheggiate in piazza anche dopo l’apparizione dell’alba.

Il sindaco dichiara: “Non parlateci di stragi del sabato sera: erano dei bravi ragazzi, lavoravano tutti. Erano andati a cena al Laghetto e poi al pub.

Rimangono i segni del rogo: una macchia untuosa sul muro e sulla strada, dell’erba bruciata.

                   

Desiderio: vivere in un paese fatto a scale, dove le macchine non hanno accesso e gli uomini sono intelligenti, per consuetudine. O meglio: sono persone che vivono e ragionano sulle cose della natura e dell’essere.

La salita e la discesa sarebbero semplici, d’inverno la legna brucerebbe e la neve chiuderebbe le porte delle case e delle stalle. Fino alla prossima primavera.

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