Una fossa comune per Morghen

Ritorno ancora qui per riflettere, rivedere e trasmettere immagini in forma di parole. Un’estate silenziosa, i rumori diffusi in lontananza e il riposo mi hanno concesso di riflettere sul mio corpo individuando i limiti di sorprendenti possibilità.

Calasetta, Cagliari, Berlino e ritorno a Morghen, dove non è cambiato molto. Vedo solo meno partecipanti alla rappresentazione scenografica di una passiva esistenza. So che durante l’estate gli abitanti di Morghen hanno giocato a giochi differenti, cimentandosi nel tiro alla fune, nel gioco dell’oca, nella pallavolo da spiaggia, nel calcio, nella pallacanestro e in altre sfide all’ultimo respiro. Adesso che l’autunno avanza ognuno si ritira nella propria dimora in silenzio, prode di un gesto sportivo o intellettuale che durante una competizione è riuscito a portare a termine in maniera mirabile. La concomitanza delle Olimpiadi ha aiutato gli appassionati degli spettacoli televisivi ad emulare le effigi dei propri eroi fantasmagorici in salti, piroette, scatti, lanci e progressioni che nei sogni posteriori, – chiusi nella propria moderna individualità, lontano dalle iperboli vanitose da osteria, ormai luogo esclusivamente di solitarie querele e di superflui paragoni, – si sono moltiplicati uno dopo l’altro fino a formare un campo di fiori casualmente sportivi.

Dopo una feria d’agosto tanto intensa nulla da eccepire se gli abitanti acutamente sono andati svanendo, mentre le ruspe stanno seminando il terrore nel cuore corrente del paese, sul dorso collinare che separa le case del centro dalla valle scavata dall’Agogna, dai prati ai margini dei quali crescono aiuole di case contadine ristrutturate e rese confortevoli con le finanze svizzere e milanesi.

Ancora silenzio e rassegnazione nell’aria di settembre che s’insinua nelle pieghe degli abiti troppo leggeri raggelando le coscienze modeste di chi si chiude in casa e s’incatena al televisore.

Scavi e plinti in cemento destinati a sorreggere tonnellate di ferro ad alta tensione cancellano strade e boschi secolari mentre, sul fianco addormentato del torrente, riaffiora la fossa comune in cui si seppellirono le ossa peste della modernità.

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