E adesso che mi hai trovata? Chissà poi la Susanna/X

Al mio risveglio il sole era già alto. Ero indolenzito e stanco: avevo dormito sopra un terreno duramente asciutto e sotto la schiena avevo due sassi aguzzi e un ramo spezzato. Alla luce del giorno cercavo di spiegarmi quello che mi era accaduto la notte precedente. Ossessionato com’ero dalla scomparsa di Susanna, era del tutto possibile che l’avessi sognata. Ero stato tuttavia poco prudente ad appisolarmi tra gli alberi senza prendere in considerazione la possibilità che potesse scatenarsi un temporale. Non sapevo proprio dove avessi trovato la tranquillità sufficiente ad addormentarmi: e di un sonno così pesante… Ha proprio ragione mia moglie: sarei capace di dormire da qualunque parte…

Sebbene a mente sveglia mi spiegassi più o meno tutto quanto, qualcosa ancora non mi era del tutto comprensibile. Mi avvicinai allora al punto dove mi sembrava di avere vissuto quella misteriosa esperienza. Nella breve radura spirava una brezza leggera. Il sole sbiancava la stradicciola polverosa che si smarriva alle porte del bosco. L’erba attorno era alta e secca. In quella posizione presi subito coscienza di trovarmi pressapoco laddove vidi la ragazza osservarmi. Mi voltai preoccupato alla mia sinistra, convinto della sua presenza.

Accanto a me non c’era nessuno. Un sottile salice saliva dal terreno. La sua chioma superava di poco la punta del mio naso. Udii le foglie schernirmi in leggero movimento e insieme compitare la domanda: “E adesso che mi hai trovata?”

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