Castelli di letti. Questo è un resoconto/III

Vorrei raggiungere ancora un livello di relativa leggerezza che mi faccia vivere meglio con me stesso e con gli altri. Vedere grandi nuvole bianche all’orizzonte e pensare che sia imminente la tempesta non è la migliore delle disposizioni d’animo. Ma non mi scoraggia interpretare il domani: so infatti per esperienza che la burrasca – per quanto lunga e tremenda – termina e la vita ricomincia come un gioco interrotto per fare merenda o raggiungere il letto svogliatamente.

Le stesse sensazioni che si hanno quando il tempo sta volgendo al peggio, le avevo durante quei mesi di trasandata generale trasformazione. Non c’era nessuna novità in quello che stava succedendo, almeno per quanto riguarda la mia persona. Da segnalare solo il metodo e la paziente lungimiranza di coloro che ancora mi stanno dando la caccia.

Tutto chiaro: l’esito inequivocabile di sedici anni di vita giovanile. Cose viste, cose fatte, cose ascoltate, cose dette, cose dimenticate. Mentre il fruscio della pioggia – forse – cela i passi dei miei inseguitori. Ed io resto qui, il viso al freddo, sulla cima di un letto a castello, rincuorandomi per il calore che sta emanando il mio corpo contenuto nelle coperte grezze e ammuffite dall’inverno chiuso. Salire verso l’alto. Dormire il più possibile vicino al soffitto. Una passione che mi trascino dietro dall’infanzia. Come tutte le passioni. Passioni talmente radicate da tramutarsi in vizi.

Quando andavo in vacanza, ho sempre fatto a gara per dormire in alto sui letti a castello. Una gara presto vinta perché – al di là delle dichiarazioni iniziali – non molti desideravano arrampicarsi sulle scalette di ferro.

Accoccolato in alto, sopra una coperta pungigliosa come queste, in un’estate fresca di montagna, di quelle che aprono il cuore a noi sudoripari della Bassa, avevo letto con passione il Signore degli Anelli. Era una storia vera, ma così vera da essere piena di magia, di male e di persone per bene. Ne seguivo gli sviluppi pagina dopo pagina. Tragedia dopo tragedia. E come in tutti i tragitti che ho intrapreso fino ad arrivare qui tra la nebbia inestricabile, non mi ero interessato della conclusione: nel gorgo profondo del Signore degli Anelli persi l’interesse e passai altrove.

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