Le sigarette delle prove

23 maggio 1992. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Una bomba radiocomandata li attendeva. Stava in un tunnel scavato sotto il manto stradale, perpendicolare alla strada che dall’aeroporto conduceva a Palermo. Avevo visto, in un servizio televisivo, un esecutore – un tecnico – spingere – o tirare – uno skateboard nel cunicolo facendolo fermare nel punto sottostante il centro della carreggiata. La cosa era stata rappresentata da un giornalista. Avevo visto anche il cerchio di mozziconi di sigarette fumate dai mattatori in attesa, su una collina, osservando. Erano le sigarette delle prove, forse. L’ultima fumata delle prove generali, prima della messa in scena del dramma.

“Giuanni ‘mazza Giuanni.”

“Muto!”

“Giuanni ‘mazza Giuanni.”

“Porta male.”

“Ihiiii! e co fu? Pietro ‘mazza Giuanni. Va be’? ‘Mazzacristiani siamo!”

“Sempre u verru sugno. Tengo il sangue per scannare.”

“Mizzega, cornuti, Ciccio passò!”

“Quanto?”

“Nove.”

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