Il nuovo aveva spazzato via il vecchio

Non so se avete presente un treno che corre ad alta velocità nel mezzo di una stazione. All’improvviso. Senza che nessun annuncio ne anticipi l’arrivo dall’altoparlante. Ha l’effetto di una bomba in chi non ha l’abitudine della sorpresa.

Proprio in questa maniera, decuplicato al punto di distruggere, alla fine di una primavera stranamente lunga e lussuosa che aveva abbellito l’anno 1992, tra polvere e sangue cancellabili, con uno spostamento d’aria deflagrante, il nuovo aveva spazzato via il vecchio.

Il vecchio, in quel caso, era poi un complesso d’idee che erano cresciute con difficoltà per due secoli, muovendosi in silenzio, di notte, entrando e uscendo dalla porta posteriore, quella usata dai servi, nella casa d’Europa. Eppure, nonostante le difficoltà nel crescere e il costretto rachitismo, aveva dato disturbo. In particolare, per quel che ci riguarda, era stato del tutto inopportuno nel visitare la nostra stanza; stanza… un lungo corridoio tortuoso, un cimiciaio rinomato per l’aroma gustoso dell’aria – lasciata a macerare per anni negli apparati respiratori dei suoi abitanti – per la libertà del fare impresa e dell’edificare, per il mare blu elettrico radioempatico. Ma come? vieni da noi di nascosto, noi non diciamo nulla perché alla fine – portatori naturali dell’ultima delle novità e dispensatori generosi del caos ordinato – tutto accettiamo purché si permei di complicità, ma non è sufficiente per te: pretendi di restar solo, di dettar legge e di giudicare! Povero sciocco! Proprio ora che inglobiamo tutto ciò che non ci contiene… che cosa sono infatti le tue belle idee se nemmeno da lontano ci prendono in considerazione? Vergognati di essere piombato qui da un tempo talmente lontano che nemmeno sappiamo quand’era, e pensa che qui ci siamo noi. Guarda le nostre novità sugose: un po’ di putrefazione farebbe bene anche a te. Via questi diritti umani, il lavoro ai lavoratori e tutte queste balle! vieni qui, serviti pure, mangia dalla greppia, il verminaio è per tutti: noi andiamo su a spellarci un paio di aragoste.

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