Il vicino

“il mio vicino m’intimorisce abbastanza.”

“Mah… perché dici così?”

“L’hai visto in faccia?”

“Qualche volta.”

“E allora?”

“E allora l’ho incontrato per strada qualche volta… è un tipo gentile… saluta…”

“Se è così gentile perché non viene a far amicizia al bar?”

“Una volta l’ho visto qui… beveva il caffé… mi sembra… poi non è più venuto…”

“Te ci vieni al bar?”

“E non mi vedi?”

“E quello là perché non  ci viene?”

“Ma cosa ne so! Non gioca a carte, non legge il giornale… si farà i cazzi suoi… sarà un musulmano!”

“E te sei bello che contento a vedere in giro un musulmano, neh!”

“Ma se hai appena detto che non si fa mai vedere!”

“Non si fa mai vedere dove pensi tu che bisogna farsi vedere… cul lì l’è un musulmano, a la sa lù du cas ga da fes vöch, tel disi mi… ti salta dentro di notte, mazza te, tua moglie e ti ciula quei quattro ori che c’hai per casa. Poi si mette a cercare il macchinino e si prepara il caffé, che gli piace tanto…”

“Ma va là!”

“Sì, aspetta aspetta che ci bruciano su tutti”.

“E poi?”

“Ma sei scemo?… E poi faranno il dado con le nostre ossa”.

Righi Mario lavorava da più di vent’anni in una ditta di estratti ad uso alimentare. Sapeva bene quel che serviva per fare un buon dado: tante candide ossa porose, sbiancate al sole e scalcate per bene dalla pioggia. Le ammassavano a tonnellate nei contenitori rettangolari di cemento. Erano vasche simili a quelle in cui nelle cascine raccoglievano il letame, ma più grandi. Molto più grandi. Erano delle piazze monumentali in onore di milioni di spazzini da carne. Lui stava nel Sonderkommando, per così dire, alla fine della catena dei lager messi in piedi a scopo alimentare.

Righi Mario era uno dei tanti che ringhiava lì intorno. Girava annebbiato quando aveva finito di dar sfogo alla sua smania di persecuzione e di vendetta. Poi usciva – un po’ piegato su un lato per un’ernia che lo perseguitava da un decennio – e saliva sull’auto per raggiungere la prossima tappa. Ancora un bianco. Per dimenticarsi di essere esistito.

Mi vengono in mente queste storie che avevo orecchiato al bar. Storie da bar. Storie di profeti e di attori. Gente che predice e poi fa. Bastardi come noi. Capaci di mentirsi per partecipare a cuor leggero ad un misfatto.

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