Il pesce gatto e l’autoclave

Per chi non lo sapesse, l’autoclave è una specie di vaporella chiusa ermeticamente in un contenitore tipo lavastoviglie, che attua un processo di sterilizzazione di provette e di altri strumenti da laboratorio o da ospedale. Personalmente, queste cose le so perché mio padre ha avuto a che fare con un’autoclave. Era uno degli inservienti dell’Usl di N. Metteva in moto la macchina. Da bambino non avevo mai capito bene che mestiere svolgesse. Mia madre mi portava da lui, nel laboratorio di analisi, quando dovevo andare a tagliare i capelli o quando dovevo affrontare qualche altro cimento che riguardasse direttamente il mio corpo, del genere esami e visite mediche.

Mentre aspettavo che mio padre sbrigasse le ultime faccende, andavo in giro per le stanze del laboratorio. C’erano conigli, topi bianchi e porcellini d’India, a cui mio padre e i suoi colleghi davano da mangiare. In una sala grande in fondo, dove nessuno di solito andava, c’erano contenitori di vetro di mille fogge. Credo che fossero stati appoggiati lì perché nessuno più li usasse, e tra essi, in un angolo appartato vicino alla finestra, una vasca quadrata abbastanza spaziosa. Abbastanza spaziosa da contenere qualcosa.

Non l’avevo visto subito. Mi ero avvicinato al recipiente attratto dall’acqua torbida, uno spazio invisibile dove vagavano detriti di mucillagine. La pelle grigia della coda affiorò da verde opaco. Rivolse a me i suoi occhi. Tastò con i baffi la parete trasparente che ci separava. Era un pesce gatto di grandi dimensioni. Si muoveva lentamente. Lasciava che il suo corpo riposasse nel liquido denso di eternità, mentre – pochi metri più in là – gli inservienti che l’accudivano si davano il cambio nel leggere il giornale per passare il tempo. La Gazzetta dello Sport, naturalmente.

Avevo sempre legato il lavoro di mio padre a qualcosa di sperimentale, in cui l’effimero, la noia e lo scherzo contribuivano ad alimentare esseri perenni, molecole divine prigioniere di una distrazione o di una scommessa. Ed ogni volta che tornavo a cercare quel dio affondato nella melma quadrata di una cassa di vetro, ne ricevevo una conferma.

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One thought on “Il pesce gatto e l’autoclave

  1. No … l’autoclave non è una specie di lavastoviglie perché in realtà non esegue alcun lavaggio.
    L’autoclave è un apparecchio che serve SOLO per la sterilizzazione di materiali mediante il vapore sotto pressione. L’autoclave permette al vapore di circolare attorno ad ogni oggetto che viene messo all’interno; il vapore penetra nel tessuto o nella carta in cui sono avvolti gli oggetti da sterilizzare.
    Se il materiale che viene messo all’interno è sporco, dopo il ciclo di sterilizzazione esce sterile ma sempre sporco perciò comunque inutilizzabile.

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