Béla. II

(I)
Diceva proprio “voi Italiani” e tutti quanti gli altri con la maiuscola, comprendendo tutti – ma proprio tutti – anche se non aveva l’indole di farlo. Ma la disperazione – si sa – ti porta a condividere idee non condivisibili. Nemmeno idee, ma semplici discorsi; contro gli Ebrei che divoravano il Paese da sempre; contro gli Zingari che avevano le case – le più belle – perché i Comunisti le avevano regalate a loro, e non erano capaci di fare altro che accatastare antichi arredi e parquet nei grandi camini, accendere un falò e sedercisi intorno per scaldarsi, prima di fuggire nei villaggi di campagna da dove erano stati prelevati.
Era difficile ribattere alle parole di chi parlava forte dei luoghi comuni. Allacciavo quelle frasi ad un episodio che m’accadde alla fine dell’infanzia. Eravamo sulla 127 azzurra ad aspettare di mia madre. Per passare il tempo, mio padre mi mostrò un disegno fotocopiato. Era una cartina dell’Italia tutta strana. A sud del Po ci avevano dato un taglio, avevano staccato la terra e ci avevano fatto passare il mare. Nel mare giravano le pinne degli squali. E poi c’erano altre cose che non ricordo. All’inizio la cosa mi aveva fatto ridere, perché faceva ridere mio padre, ma il giorno dopo – a scuola – ebbi la sensazione che i conti non tornassero: non era quella l’Italia che stavo studiando, e neanche quella che stavo vivendo con i miei amici i maestri e tutto quanto. Non parlai mai con mio padre di quella falsa Italia, ma dentro di me rimase un triste rammarico.
Gli Ebrei ungheresi erano stati annientati dai Nazisti. Sapevo anche questo dai libri. E quello che diceva Béla dei superstiti mi allontanava – sillaba dopo sillaba – da lui. Creava un solco invalicabile tra me e Judith che traduceva con partecipazione. Non conoscevo ancora Imre Kértesz e non potevo avvalermi delle sue riflessioni sulla colpa e sulla responsabilità dell’uomo disintegrato in massa dopo le sperimentazioni che avevano solcato il secolo trascorso e che in questo nuovo sarebbero divenute le linee guida dello sviluppo nelle società a base tecno-capitalista. Ma a che sarebbe valso? per loro Kértesz era un ebreo e difendeva la sua parte.
Avevo letto fin da bambino testimonianze sopra testimonianze, ma non sapevo opporre una reale consapevolezza a quelle frasi inattese e inaudite, mai pronunciate da persone che conoscessi altrove, così dirette e cariche d’odio. Negai, ma la mia negazione rimase sterile perché priva di fondamento vitale. Allora compresi che io stesso, nato trent’anni dopo l’Olocausto, ero parte della catena internazionale delle dimenticanze. Gli Ebrei furono sterminati e la gran parte di coloro che sopravvissero si dileguò dall’Europa. Gli Zingari furono perseguitati anche dopo la guerra – senza più ucciderli, è vero – ma agendo al fine di ultimare una pulizia etnica sotto il nome – vagamente illuminista – di politiche d’integrazione.
Gli Zingari, in Ungheria, sono milioni. Vivono nei villaggi di campagna, lontano dalle città. Li ho incontrati agli angoli delle strade e nei piccoli locali notturni ai margini delle periferie. Irruenti e ubriachi. Maschi. L’ordine era di non fermarmi, di non dare loro confidenza. La stessa separazione che viviamo anche in Italia. Lo stesso silenzio che ha creato memorie separate tra noi e loro. Tra noi e loro che viviamo nel medesimo luogo, che siamo le stesse persone…
Ogni mio ragionamento non reggeva il confronto, perché proveniva dalla voce di un giovanotto che poteva permettersi di stare tutto il giorno nel letto a leggere un libro e, quando scendeva la sera, di prendere la figlia primogenita del suo ospite per portarsela a spasso come se fosse un suo diritto.
“Quando lavori per conto tuo,” toccò così a Béla concludere il discorso, “guadagni sempre”.

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One thought on “Béla. II

  1. L’Italia spezzata dal Po? Credevo che fosse un sogno utopico recente!
    E si perché in realtà ho sempre sentito parlare di un Italia spezzata, ma da Roma in giù.
    Parlavo di quest’argomento qualche settimana fa con dei colleghi siciliani residenti al nord da 30 anni; affermavo che non rappresentano più un problema, sono completamente integrati e poi in ogni caso adesso sono stati sostituiti dagli extracomunitari.
    Siamo un popolo di xenofobi e non abbiamo neanche il buon senso della riservatezza, ma ci ostiniamo a parlare di fratellanza e amore e pregare per la pace nel mondo. C’è proprio da crepare dal ridere. 😦

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