Sesamo e fagioli

 

Quella sera Sesamo e io andammo a cena sul piazzale innevato, in città, sperando di trovare qualcuno di quelli che avevano viaggiato in pullman con noi alla volta di Budapest. O forse sperando di non trovare nessuno.

Il ghiaccio era dappertutto. La capitale dell’Ungheria era un vasto iceberg galleggiante sul continente europeo rappacificato. Lo spirito di Mattia Corvino soffiava dalla collina di Buda e salutava con gelo rinascimentale il ritorno dei fratelli d’Italia.

In quel piazzale bianco, tra i fuochi accesi nei barili di ferro, eravamo tutti delle puttane al servizio di qualche emerito cardinale.

Ci mettemmo in fila per il rancio.

Ci diedero una pagnotta e una scatola di carne e fagioli marchiata US Military che si autoriscaldava.

Era roba buona da mangiare? Diciamo che si lasciava mangiare.

Ci trovammo un posto per mangiare. In piedi in mezzo a una spianata un posto valeva l’altro.

Mentre intingevo il pane pensavo a Ludovico Ariosto che bestemmiava davanti a un camino freddo nel cuore dell’inverno ungherese.

Avevamo fame e la sorpresa di trovarci del cibo caldo tra i denti, uscito per magia da una scatola fredda, ci fece chiacchierare.

Lo spiazzo illuminato era una landa ghiacciata. Camminando si scivolava. Meglio stare fermi con il cibo fumante tra le mani. Era un po’ come i nostri fagioli con la cotenna. Pensavo fossero così anche i fagioli che si mangiavano Clint Eastwood, Terence Hill, Giuliano Gemma e Bud Spencer. Quando ero bambino si mangiavano sempre tanti fagioli in televisione. L’immagine di una padella fumante di fagioli è entrata a tal punto nella mia vita che le scatole di fagioli sono diventate la mia consolazione, quassù nella solitudine da cui vi racconto.

“Buono”.

“Sì, buono”. Rispose Sesamo masticando.

“Avevo fame”.

“Mhm…”.

“Non so come facciano i torpedoni a muoversi sul ghiaccio…”.

“Eh?”.

“No , dico: non capisco come fanno i pullman ad andare su questi banchi di ghiaccio… Noi ci scivoliamo anche solo con le scarpe!”.

“Beh, intanto tu hai il cuoio sotto le scarpe… e poi ci saranno abituati”.

“Sì, ma non hanno neanche le catene”.

“Gomme da neve?”.

“Mi sembrano gomme normali…”

“Ma tu le sai riconoscere le gomme da neve?”.

“No.”

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