Avevo voglia di divertirmi sulla tomba di Carlo Magno

 

Parlando avevamo consumato il piatto prelibato di origine americana. Bello fresco senza data di scadenza, era stata una leccornia davvero inattesa. Pulimmo con i fazzoletti i cucchiai. Li ritirammo in una tasca del giubbotto. Vagammo tra i bidoni ardenti in cerca della spazzatura.

Era una storia che non ci apparteneva o era una storia che ci apparteneva completamente? Sesamo si asteneva dal commentare. Giravo lo sguardo rapidamente da un lato all’altro della mia visuale sperando di scorgere Dagmara. I suoi occhi mi avevano gelato il cuore. Il gelo non mi lasciava stare. Personalmente avevo aggravato la situazione fumando sigarette svizzere al mentolo – roba da ghiacciaio – che m’intirizzivano i bronchi sotto i panni di flanella e il giubbotto imbottito.

Zigzagando tra i fuochi, scivolando oltre il tendone degli oranti, non vedevo l’ora di arrivare a casa, nella casa della famiglia ungherese che ci aveva accolti in quel Capodanno di pace e bagordi.

Avevo voglia di divertirmi. Vedevo tanta gente intorno a me, belle ragazze e tipi simpatici; molti erano di quella che allora chiamavamo Europa dell’Est, gente semplice uscita da un passato personale severo, assottigliata fino all’essenza e giovane per la libertà.

Proprio in quegli anni, tra il 1991 e il 1995, si formò la mia coscienza di cittadino europeo.

Sesamo, da quel 1991, cominciò a girare come me, secondo un percorso differente che si incrociò con il mio durante un viaggio da fame verso il Nord Ovest dell’Unione. Percorremmo le strade del Lussemburgo, del Belgio e dell’Olanda fino ad arrivare ad Aquisgrana, sulla tomba di Carlo Magno, un altro mio pallino simbolico verso il quale avevo trascinato tre amici; ma questa è un’altra storia.

L’Europa. Sono passato spesso da queste riflessioni e il mio consiglio è stato di non andarmene mai. Seppur non l’ho potuto rispettare, ho vissuto in diversi punti di questo spazio mentale, che si è andato allargando nella realtà politica senza avere raggiunto la completezza di un’idea.

Ho conosciuto gente stabile e in movimento, e per quel poco che per noi è eterno ho vissuto accanto a loro.

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