A Taizé si batteva la stecca

Alla fine dell’anno 1991, a Buda, la notte ghiacciava. Voci giovani intercalavano idiomi mescolando gli sguardi, i gesti e il traballante inglese di tutti. Dopo il fallimento dell’URSS nel mondo del consumo era un tripudio di feste e di cristianità. I pauperisti s’incontravano con i discotecari. Il gruppo del Frère Roger era tra quelli che più ci stava dentro. A Taizé si batteva la stecca e si lavorava per gli altri; e poi c’era il divertimento oltre il tempo e lo spazio, una vasta tendopoli in amore e in preghiera.

Intorno ai raduni di Taizé si raccoglievano giovani a frotte. Dicendo che andavano a spasso con i preti ottenevano di smarcarsi dal controllo familiare e dalla logica spietata del villaggio (belli e dannati, tristi e sposati).

Arrivavano nelle capitali d’Europa come farfalle sull’acqua del cemento attratte dai sali minerali, fottendosene di chi dall’alto – ammirato e cupido delle loro ali cangianti – le stava ad osservare.

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