La frenesia dell’infrequenza

Quanto mi manca il mare?

Quanto la mia vita giovane. Quanto i giorni che ho perduto.

Resto nel tempo innamorato. Sotto il sole. Al tramonto. All’alba. Quando la luce ci fa arrossire di bellezza. E non sappiamo se ci saremo ancora. Perché questo è l’ultimo atto.

L’ultimo nostro atto. Più assoluto della carne. Più eterno dei pensieri.

Facciamo i conti. Quanto ti devo macellaio. Dammi della carne buona. La dovrò cucinare per i miei ospiti. I miei ospiti sono persone importanti. Giungono dall’eternità.

Come le lacrime. Acque trasparenti al neon. Devo essere buono. Devo essere il migliore. Superare in ospitalità il re dei Feaci. Concedere loro il diritto di dormire. Nella notte che conduce la danza. La frenesia dell’infrequenza.

Mi mancano i tuoi occhi, amore. Dove sei stata? dove sei ora? perché te ne sei andata? mi manca il tuo tempo. Ritorna su di me. Come un appunto un foglio dimenticato fra le miriadi di fogli sovrapposti sulla scrivania.

Torna su di me. Non sono ancora caduto e marcio. Sono appeso al ramo. Sono di un bel rosso acceso che mi arroventa le punte. Cinque punte dure e affilate.

Torna su di me.

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