Zucca e gorgonzola

 

Un giorno della scorsa settimana, cercando tra gli avanzi delle festività, ho trovato una bella sorpresa. Alcuni giorni prima mia suocera aveva soffritto della zucca con la cipolla e l’aveva poi ritirata in frigorifero essendo cambiati i nostri programmi per il pranzo.

Di fretta e affamato dovevo cucinare un piatto al volo con i pochi ingredienti a disposizione. Nessuna sfida sarebbe stata più consona alla mia indole di dissipatore. Fin dagli anni dell’università, avevo imparato che nella penuria di cibo si ottenevano i migliori risultati in cucina. Ricordo che alla fine della settimana molti studenti giungevano negli appartamenti dove vivevo, portando con sé gli avanzi del frigorifero che univo cucinando per loro. Ognuno di noi aveva bruciato i propri risparmi in fumo, alcool e danze; non rimaneva quasi nulla della spesa del lunedì e delle masserizie portate dalle nostre case di campagna. Mi arrangiavo tuttavia con quel che avevo e i risultati erano gustosi. Queste cene del “si salvi chi può” divennero tanto rinomate che il giovedì già c’era la coda per far cena da Malidor, chi con il bustino degli avanzi tra le mani e chi con la bottiglia di vino recuperata all’ultimo da Mario sotto il braccio.

Così, con un po’ di spleen nell’anima, qualche giorno fa ho messo su la pentola con l’acqua, ho ricotto in padella la zucca con la cipolla, e l’ho mescolata con due liste di gorgonzola stagionato e cremoso, quasi rosa, che mi aveva passato mia nonna. Quando l’acqua s’è messa a bollire ho gettato un pugnetto di sale grosso e i fusilli di riso, regalo di mia madre.

La pasta era candida e cuocendo diffondeva nell’aria il profumo dell’amido. Aveva il pregio di essere figlia della stessa terra da cui prelibati nacquero la zucca e il gorgonzola.

Ho scolato i fusilli proprio al momento giusto (ci vuole letteralmente un attimo perché la loro tenerezza si sfaldi in orridi filamenti lattiginosi). Li ho depositati sul fondo di una zuppiera e ho versato su di loro l’intingolo aranciato che ribolliva morbidamente in padella. Mescolando con pazienza ho riunito infine i tre fratelli (il segreto della pasta è mescolare, mescolare facendo aderire i sapori).

Seduti alla tavola, Leonia ed io abbiamo goduto di una svelto pranzo di lavoro, assaporando attraverso i nostri palati un’armoniosa riunione familiare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...