“Quasi una vita” di Corrado Alvaro

“La gente come me, della mia generazione, non ha una favola di vita. Perciò questo libro non è un diario né un’autobiografia. Era una raccolta di racconti che dovevano servire per me, pei racconti, i saggi, le opere che avrei scritto un giorno, che tuttavia mi sia dato il tempo e la lena di scrivere. Nella loro maggior parte, quegli appunti sono stampati qui, col singolare procedimento ormai in uso, che uno scrittore pubblichi egli stesso il suo libro segreto.

“Ma quale segreto? La mia è una biografia esemplare; come tutti i miei contemporanei, ho cercato di trarre a salvamento fisico e morale la mia esistenza attraverso un’epoca che tutti conosciamo. E di tale epoca questo libro, nella parte che vi occupa la testimonianza, dovrebbe servire a ricordare qualche aspetto, forse a rivelare qualche particolare che non fu notato, qualche episodio che illumini le forze, l’ambiente, i sentimenti che hanno dominato la vita della nostra generazione. Quanto alla legittimità d’una tale pubblicazione, me ne appello alla consuetudine dei nostri scrittori del Cinquecento, i quali stampavano i loro epistolari, e ne componevano anzi con lettere scritte a questo scopo, ciò che è l’equivalente dei diari e dei giornali intimi del nostro tempo”.

(C. ALVARO, Avvertenza in Quasi una vita)

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