Se fossi un maiale

Da questo avamposto all’imbocco della valle la nebbia umida penetra nelle ossa. Cerco le ombre davanti a me. Le ombre vogliono la mia morte. Sono sfuggito al bombardamento mirato. Possibile, mi chiedo? Possibile che macchine volanti missili fuoco fossero rivolti a me? Quanto spreco di energie. Quante azioni sprecate per un misero umano annientamento. Pensare, disegnare, realizzare, provare e riprovare gli strumenti. Computer, armi e velivoli. Estrarre i metalli e i combustibili. Fondere, raffinare e temprare. Addestrare i piloti. Vestirli e nutrirli. Dare loro una casa. Una famiglia magari. Non è possibile: tutto questo per me.

Qui non c’è più nessuno, ma loro non lo sanno.

Mi sento lusingato e sopravvalutato, mentre attendo il rastrellamento. Non saliranno finché rimane bassa la nebbia. Non conta la tecnologia davanti a questo nebulizzato silenzio. Sarà attesa ancora per qualche ora. Devo approfittarne, attraversare come una belva i loro appartamenti. Come Eurialo e Niso, non potrò distrarmi. Evitare l’odore del sangue. La vendetta acerba e fangosa. Dovrò andare diritto verso la meta. Il Gridone. La Svizzera. La casa.

Se fossi un maiale in un mondo in cui gli uomini mangiano i maiali, vorrei essere un uomo; ma la mia coscienza non me lo permetterebbe.

Se fossi un maiale adesso, sarei un maiale solo; e un maiale solo non può difendere nemmeno se stesso.

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