Perché ancora?

Sono stato via di qui per tre mesi. E adesso ritorno.

Che cosa ho combinato?

Ho letto. Ho vissuto. Ho lavorato.

Questa mattina, parlando al telefono con un’amica che non vedo da anni ma con la quale rimango periodicamente in contatto, ci siamo raccontati del disumano che è avanzato a tal punto da non dare più opportunità alle coscienze di formarsi. Ci siamo ascoltati per un attimo ed è stata una buona consolazione. Non essere soli a resistere contro un mostro abnorme che fagocita la vita. Noi quassù ci sentiamo più forti perché siamo un po’. Altri gruppi, per quanto minuscoli e familiari, spersi per il Paese di certo esistono e trasmettono liberi pensieri. Ma la maggior parte degli umani – gli ultimi – vivono e sopravvivono in solitudine, grazie alle voci del passato, alle fantasie e agli echi giunti da lontano delle proprie parole. Le loro case sono piene di ciò che si chiama indefinibilmente felicità.

Tornare indietro mai. Vivere fino all’ultimo pensando a chi vivrà. Per quanto possiamo. Ogni giorno in lotta con ciò che si annida in noi stessi.

Ciao.

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