Racconti


 
  
 
E’ finito il giorno e sono rimasto, per l’ennesima volta chiuso in me stesso. Sono io, indefinibilmente. Mai un’immagine nitida, il mondo.
“Me lo fa un caffè?”
“Freddo?”
“No.”
La mia sagoma nello specchio e il barista che mi sbircia… Lo prendo per il colletto e me lo tiro davanti. Metto la destra nella tasca della giacca, impugno il coltello, poi lo lascio. Il sacco nero delle sue spalle allo specchio. E’ già bruciato.

Lo mollo e pago. Lui non è nemmeno emozionato, lo vedo riassettare trasparente alla finestra come se nulla fosse… In effetti cos’è, cos’è che è stato? Un fiotto d’inchiostro o nemmeno. Me stesso in un fiotto d’inchiostro. D’un botto. PUM! Mi legna la porta dietro le spalle.

Piegato in due piango la strada e tutti si voltano a guardare. Sembrano commossi o divertiti. Pensano che pianga la fine del giorno e della luce. Ma io piango il mare degli uomini, Cerere, Bacco e la perduta Aurora.

Le fessure aperte 

eravamoandatiadormirestanchi

Una stanza

Chissà poi la Susanna

Dagmara, Sesamo e io

Dio sta seduto al volante

Se ci tieni così tanto ai sentimenti

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